Enzo Grossi: stiamo costruendo il “bugiardino” della musica

Data di pubblicazione

03 novembre 2022

Il Conservatorio della Svizzera italiana è tra i partner principali del corso universitario “Musica e cura”, seconda edizione del progetto Cultura e Salute\[1\] promosso dalla Divisione Cultura della Città di Lugano e da IBSA Foundation per la ricerca scientifica, in partnership con la Facoltà di scienze biomediche dell’USI e, appunto, il nostro Conservatorio. Il corso, aperto al pubblico, si articola in sette lezioni tematiche, dal 17 ottobre al 5 dicembre 2022, in cui personalità del mondo della scienza, della ricerca musicologica e professori della Facoltà di scienze biomediche dell’USI si confrontano sulla relazione, ancora relativamente inesplorata, tra musica, medicina e salute\[2\]. Abbiamo incontrato il Professor Enzo Grossi, medico specializzato in malattie dell’apparato digerente, con alle spalle una lunga carriera ospedaliera e di direttore medico in aziende…

Uno scatto della prima lezione del corso

Ci sono paesi che, sulla base di queste scoperte, hanno introdotto la possibilità di curare i pazienti proprio attraverso la partecipazione culturale.
Ormai il cosiddetto _social prescribing_ è una pratica comune nel Regno Unito, in Australia, in Finlandia. In paesi come questi il medico può indicare che il paziente, per risolvere una particolare problematica, attivi una determinata partecipazione culturale. Parliamo prevalentemente di problemi legati a situazioni psico-sociali, come per esempio anziani che vivono soli in situazioni di stress o anche di individui non anziani sotto stress lavoro-correlato: forme di depressione o di ansia che sono poco appetibili da trattare farmacologicamente. In questi casi il medico può rimandare il caso a un’organizzazione in cui una figura di collegamento si occupa di capire che cosa il paziente richieda, date le sue particolari…

Sembra, quindi, che la politica culturale giochi un ruolo determinante nel favorire la consapevolezza sugli effetti positivi di questo tipo di approccio.
Certamente. Il caso di Lugano, per esempio, credo che sia veramente unico nel suo genere: la Divisione Cultura della Città ha sposato appieno questo filone di ricerca e, a fianco di una fondazione privata come IBSA Foundation votata alla divulgazione scientifica, offre alla comunità accademica e a tutta la cittadinanza un corso che aggrega l’eccellenza della ricerca su un tema d’avanguardia come ‘Cultura e salute’. Quest’anno, grazie al coinvolgimento del Conservatorio della Svizzera italiana (CSI), la triade città-partner privato-università è diventata un magico quartetto e abbiamo potuto dedicarci esclusivamente al tema “Musica come cura”. Il grande beneficio di questo modello è favorire anche un senso di maggiore identità…

Due studenti del Conservatorio della Svizzera italiana eseguono una performance musicale durante la prima lezione del corso

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